Negli anni Ottanta e Novanta ho lavorato con svariate troupes americane per i primi grandi concerti rock approdati nel nostro Paese. Ho conosciuto alcuni grandi artisti: i Rolling Stones nel 1982, poi Madonna, Michael Jackson, David Bowie, Bruce Springsteen, Europe, Pink Floyd, U2.
Stavo a fianco del management americano e mi occupavo di traduzioni, di logistica e di piano trasporti.
In ambito musicale, ora promuovo e organizzo in Europa i concerti della famiglia Mishra, famosi musicisti di Varanasi, India.
Lavorare con gli americani per l’organizzazione dei grandi concerti rock che arrivavano per la prima volta in Italia negli anni Ottanta è stata un’altra importante esperienza di vita. Grandi eventi che si formano dal nulla, l’organizzazione di settori più impensati che si intrecciano miracolosamente fino a generare un evento unico, di enorme portata, pieno di effetti speciali. Ci vogliono anche tre settimane di lavoro intensissimo per montare un palco, ma quando si arriva al sound check (prove del suono) si è a buon punto. Poi le porte dello stadio si aprono ed entra il pubblico. Momento stupendo. L’attesa, quel tempo di sospensione dell’arrivo della star, il pubblico che urla e poi musica…e lo spettacolo inizia. Eccitante e grottesco insieme.
Dopo: il vuoto. Il post-concerto mostra il campo dello stadio come alla fine di una guerra, il silenzio spettrale in piena notte di un tappeto d’erba coperto di ogni genere di rifiuti, i turni che ricominciano sotto i riflettori per smontare, l’aria piena di musica si tramuta in uno spazio assente, sospeso. La stanchezza si fa avanti, l’adrenalina cala, ma si lavora ancora tutta la notte e per altri giorni ancora, finché i camion non sono carichi e possono ripartire per un altro Paese, per un altro concerto, per un altro incontro di vita.
Una lezione: gli artisti più simpatici sono stati coloro che hanno messo a disposizione dello staff il loro cuore e non solo la loro arte o il loro denaro.
Lavorare per un grande evento è una esperienza affascinante. Partire da zero, qualche dato e una data. A volte occorre inventarsi un progetto intero. E poi si parte. Cercare location, fornitori, servizi. Piano piano l’evento prende forma, montagne di carta e innumerevoli telefonate, l’adrenalina cresce di pari passo con la forma e la dimensione dell’evento. Incastri magici avvengono tramite computer e scrivanie per poi andare sul campo, installare, seguire, costruire, controllare e infine aprire le porte al pubblico. Che meraviglia: una creazione. Ci vuole molta determinazione, precisione e tempo. L’adrenalina è tanta, lo stress può arrivare ad alti livelli, le soddisfazioni anche.
Una sorta di yoga in action è cercare di lavorare con calma insieme.
Oltre alla musica lavoro anche durante i Giochi Olimpici come manager logistica del sito di gara del Broadcasting.
È stato così per le Olimpiadi invernali di Torino 2006 per il cross country skiing e per il football nelle Olimpiadi di Pechino 2008.
A tutt’oggi vengo chiamata anche nell’organizzazione di eventi “incentive” curati da importanti agenzie di viaggio italiane come manager logistica di settore.
Organizzo anche eventi da me progettati. Si tratta di eventi di dimensioni certamente più ridotte di una olimpiade, un viaggio incentive o un concerto rock , ma non per questo meno interessanti…


